D’Amore si Muore - Capitolo 1

D’Amore si Muore

La morte del Corpo

Oggi, 27 settembre 2021, è il primo mese senza un noi.
Il primo mese passato senza il tuo Buongiorno e senza il tuo Buonanotte. 
Il primo mese senza più essere bambina, senza più il tuo “Come stai?”.
Oggi è passato un mese dalla nostra separazione e qui è tutto buio e spento, nessuno mi sente, nessuno mi ascolta.
Sono forse diventata sorda?
Sono forse diventata cieca?
Mi rimangono il dono della parola e quello della scrittura ma sono così vuoti questi doni senza te;
e sono così persi questi doni con i tuoi messaggi di autocommiserazione.
Oggi, ad un mese dalla nostra separazione, mi hai scritto: sono stata felice per un secondo perché mi hai augurato buona fortuna per l’operazione e quando hai detto “Vorrei poterti tenere la mano” ho pianto tanto di dolore perché questo gesto l’ho desiderato da te e l’ho scritto giusto ieri nella pagina Come ti SENTI oggi? (24/09/2021).
Ricordiamo che nulla accade per caso. 
Sai, a vole riesco ancora a sentire il peso e la forma circolare del tuo anello, quello che rappresentava la promessa.
La promessa che hai infranto per due volte. 
Nonostante questo però per me rappresenta ancora una promessa: quella che un giorno ci rivedremo.
Questo è il tuo sogno ma sappi che è anche il mio. Se tu pensi che mi innamorerò di nuovo ti sbagli: forse proverò affetto sì, e sincero, come sempre tu lo sai, ma non sarà mai l’amore che ho provato per te. Quel senso di gioia infantile che mi caratterizzava quando ero con te (e senza di te).
Ora sono senza di te ma quel senso infantile non c’è più. Mi sento intrappolata nel corpo di un’adulta e accettarlo è difficile, davvero difficile.
Ho rinnegato per tre mesi questo corpo e tutt’ora non lo voglio.
Io voglio tornare bambina e saltare fra le tue braccia.
E mi fa male quando ti allontani da me, nonostante lo fai per il bene di entrambi (anche se io mi sento sempre più male).
Ho il corpo a pezzi: ho paura di dormire perché potrei sognarti e sì sognarti è così bello ma se al risveglio non sei vero e accanto a me è solo rammarico.
Vorrei strapparmi gli occhi dalle orbite perché in casa mia ti ho ovunque: i tuoi vestiti, le nostre foto insieme, i tuoi regali, Beba; anche il cellulare non mi aiuta perché inserite nel correttore automatico ci sono le parole che ti scrivevo. Le nostre parole. Il nostro modo di essere.
Non voglio mangiare: è tutto così vuoto e inutile. Futile.
Non riesco più ad esprimermi perché mi fa tanto male il cuore, mi fa tanto male la gola per il nodo che trattiene le lacrime.
Ho sempre tanto freddo… il tuo calore è scomparso.
Non sento più il tuo odore sui vestiti che hai lasciato da me e che non voglio darti.
Non ti darò indietro nulla di tuo: voglio tenere tutto quello che mi ricorda te perché sei il ricordo migliore che ho nella vita, quello bello, quello d’amore.
Se dovessi morire non me lo perdonerei, nonostante a volte lo desidero solo per far cessare questo dolore che ho in corpo, perché non potrei più averti con me in alcun modo.
Forse.

A te,
fra 2000 anni
e nel tempo,
con il cuore,
Bea.

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